lunedì 2 ottobre 2017

Sezioni Unite della Corte di Cassazione recante n° 21854 del 20/09/2017

Si rimette un commento alla recentissima pronuncia a Sezioni Unite della Corte di Cassazione recante n° 21854 del 20/09/2017 che conferma, ancora una volta, il carattere vincolante del provvedimento di sospensione dei termini del Pubblico Ministero, emesso ai sensi e per gli effetti dell'art. 20, co. 7 L. 44/1999.

Ponendo la parola "fine" a prassi distorte presso le Procure ed i Tribunali d'Italia, individua l'iter per ottenere la richiesta sospensione, attraverso il lavoro certosino e lo studio approfondito della normativa da parte del professionista assegnatario della posizione.

Palese dimostrazione del suo giusto operato conformemente a quanto dispone la Legge in materia, è, senz'altro, l'ordinanza di sospensione della procedura esecutiva emessa dal Giudice dell'Esecuzione, dopo aver preso atto del provvedimento di sospensione dei termini del Pubblico Ministero, ottenuta dallo Studio Legale dell'Avv. Biagio Riccio presso il Tribunale di Castrovillari dopo la redazione di una querela con contestuale istanza di accesso al Fondo ex L. 108/1996 da parte dell'Avv. Raffaele Garofalo, su precise e concordate linee-guida dell'Avv. Biagio Riccio.

venerdì 28 luglio 2017

USURA BANCARIA: ATTENTI ALLE FINANZIARIE

Non solo le banche commettono usura bancaria. Anche le finanziarie, che molte volte vengono in aiuto delle persone che si vedono rifiutare prestiti e mutui, commettono usura bancaria. L’ultimo caso assurto agli onori della cronaca è Findomestic, una delle maggiori società italiane di credito al consumo. L’amministratore delegato della società del gruppo Bnp Paribas, Carlo Fioravanti, il direttore generale Chiaffredo Salomone e il condirettore generale Giuseppe Jenzi andranno dunque a processo per il reato di usura in concorso fra loro, con “l’aggravante di aver commesso il fatto nell’esercizio dell’attività di intermediazione finanziaria”. 


Dall’analisi tecnica del rapporto tra il cliente denunciante e Findomestic è emerso che a essere affetto da usura è il contratto in sé, per via delle sue clausole. Trattandosi di un contratto standard è altamente probabile che molte altre persone lo abbiano firmato trovandosi a subire, senza nemmeno rendersene conto, tassi e condizioni usurarie. Di conseguenza i clienti Findomestic, firmando il contratto, accettavano inconsapevolmente tassi usurari contrari alle disposizioni di legge. 

La storia inizia nel 2007 con la concessione di un finanziamento di 25mila euro e una carta di credito revolving con un limite di fido di 1.500 euro. Dopo aver regolarmente pagato le prime cinque rate del finanziamento sono sorti i primi problemi e Findomestic ha iniziato ad addebitare al cliente ulteriori oneri a titolo di indennità per il ritardato pagamento. Nel 2009, a seguito di diverse rate e penali non pagate, Findomestic ha chiesto il rientro immediato, quantificando in poco più di 26.700 euro l’importo da pagare comprensivo di rate arretrate, debito residuo, indennità di ritardato pagamento e penali sul debito residuo.

Nel 2015, all’approssimarsi di azioni coattive, il cliente richiede un’analisi tecnico-contabile sul contratto e sulla somma richiesta da Findomestic. Analisi che ha rilevato come il contratto fosse usurario fin dal momento della sua stipula, permettendo alla finanziaria di ottenere numerosi soldi illecitamente. Esattamente come nel caso degli istituti di credito, SDL Centrostudi consiglia a tutti, persone e aziende, di approfittare dell’analisi gratuita per analizzare i rapporti con le finanziarie. In molti casi è possibile, oltre ad usura bancaria ed anatocismo, rilevare anche violazioni del Testo Unico Bancario, come la mancata consegna del piano d’ammortamento, impedendo così al cliente di conoscere alle varie scadenze l’ammontare del debito residuo e quanta parte delle rate mensili è costituita da interessi e quanta da capitale.