martedì 10 novembre 2015

BANCHE E FINANZA PER PAPA FRANCESCO

Ringrazio i lettori per i commenti e le preziose osservazioni al mio intervento.

"Francisco (20-03-2013)"
di Presidência da Republica/Roberto
Stuckert Filho  
Agência Brasil
Con licenza CC BY 3.0 br t
ramite
 Wikimedia Commons.
Alfredo Pisano non concorda con il mio fatalismo, ma purtroppo non concorda nemmeno con la storia perché le banche, finora, sono sempre state salvate con l’intervento (e i soldi) pubblici e stiamo ancora tutti pagando le conseguenze per la dissennata scelta delle autorità statunitensi, nell’ormai famoso fine settimana di metà settembre del 2008, di non salvare la Lehman lasciandola al destino di un mercato che, al posto di selezionare, è letteralmente impazzito spargendo il virus della crisi in tutto il mondo (mi permetto, per ovvie esigenze di spazio, di rinviare al mio Capitalismo e Finanza, il Mulino, 2011, p.55 ss., dove ho cercato di analizzare queste dinamiche con i necessari approfondimenti). Che poi i primi a pagare debbano essere gli azionisti e non certo i depositanti e che si debbano, come sostiene Marco Bra, limitare e proibire le attività più speculative, non vi è dubbio. Ma la legislazione sta, pur con molte resistenze, evolvendo proprio in questo senso, e lo segnala anche Rainbow nel suo commento.

Leprenellaluna e Marco mi chiedono perché prendo spunto proprio dall’enciclica del Papa: lo faccio perché questa, a mio parere, rappresenta un’importante riflessione che, se ha avuto risvolti giornalistici soprattutto in relazione, appunto, al rapporto tra popolo e banche, si estende in realtà a un più generale contesto dove si richiama il ruolo della finanza nella crescita economica. Purtroppo i limiti di un articolo consentono solo una rapida e sicuramente incompleta sintesi, ma la prospettiva è quella di considerare la finanza un motore essenziale per lo sviluppo, solo che, come sostiene lo studio Ocse citato, (e ringrazio Claudio per la precisazione sul link) non deve “andare fuori di giri”!

Un rapporto più equilibrato tra finanza ed economia reale può ricondurre le banche a quel ruolo storico di credito a famiglie e imprese del quale parla Savino. Ed è questa la vera sfida per l’immediato futuro.

Francesco Vella


BIO DELL'AUTORE 

Francesco Vella è ordinario di Diritto Commerciale presso l’Università di Bologna. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in diritto commerciale ha insegnato nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena dove è divenuto professore associato nel 1992 e straordinario nel 1998 . Nel 1998 diviene professore ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, dove attualmente insegna nel corso di laurea in Scienze Giuridiche, nella Scuola di Specializzazione delle professioni forensi e nel Master per giuristi d’impresa.E’ membro della redazione delle riviste “Giurisprudenza Commerciale”, “Banca Borsa, Titoli di Credito”, “Banca, impresa e Società”, “Mercato Concorrenza e Regole” e della direzione della rivista “Analisi Giuridica dell’economia” alla cui fondazione ha contribuito . E’ tra i soci fondatori dell’Associazione Disiano Preite per lo studio del diritto d’impresa.Ha avuto esperienze di pratica professionale nel campo del diritto bancario e del diritto dei mercati finanziari ed è stato chiamato, in qualità di amministratore indipendente, a far parte del consiglio di amministrazione della Banca Bipop dal febbraio 2002 all’aprile 2002. Redattore de lavoce.info.



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